VIA D'USCITA
1996 - 2000


VIA D'USCITA

Il progetto Via d'Uscita nasce da lavoro performativo, Passaggio, e ancor prima con Liberazione, ma poi è stato rielaborato con riprese apposite per creare un video, una videoinstallazione e una serie fotografica.
E' una performance multimediale centrata sul passaggio dalla prigionia causata dai condizionamenti socio-culturali, economici e psicologici nei quali siamo incastrati, a una liberazione profonda che parte dall'incontro col proprio io interiore e con l'essenza autentica e senza confini della vita.

"…la liberazione dalle scatole avviene lentamente, dolorosamente, con azioni semplici, giocando su una suggestiva ambientazioni di luci, ombre, colori che accentua il mistero e prolunga sapientemente l'aspettativa. Finché il corpo di Liuba emerge dalle scatole, giustamente nudo perché disposto a una ripartenza totale avendo abbandonato tutto ciò che ne nascondeva la bellezza e la verità; l'abluzione finale è la necessaria ed opportuna conclusione simbolica dell'azione".
(Bruno Sullo)


Testo di presentazione della mostra Via d'Uscita di Liuba
alla Galleria Fiorile Arte, Bologna, dal 6 al 19 maggio 2000

a cura di Patti Campani

Da quando, circa un paio di anni fa, Roberto Vitali mi ha parlato di Liuba ho cominciato a conoscerne il lavoro, a seguirlo nel suo svolgersi continuo e costante.

Questa artista usa molteplici linguaggi espressivi: dalla figurazione alla parola, dall'installazione alla performance e questi strumenti si compenetrano, si affiancano, proseguendosi a vicenda in un filo complesso, proprio della nostra contemporaneità, producendo sempre immagini di forte chiarezza ed analisi e riuscendo ad amplificare le sue proprie emozioni per coinvolgere lo spettatore in un processo fortemente empatico e consapevole.

Tematica centrale della sua poetica è l'endemico problema umano legato alla propria identità, o meglio alla crisi della propria identità, minata da una cultura in cui sempre più spesso i termini di bene e di male vengono sostutuiti da quelli di normalità e anormalità, portandoci ad una conformità passiva, una sorta di morte inconsapevole che ci impedisce.E' da questa normalità passiva che Liuba si divincola, si ribella. Nelle sue installazioni una serie di cornici vuote si rincorrono, legate da un filo di parole, verso un orizzonte indefinito o chiuso; versi gentili o dure parole Liuba ci regala in una Natura costretta in un foglietto di carta igienica, stampata a fiorellini e profumata di camomilla; il suo corpo, legato da corde tese, da metri di carta o costretto all'interno di scatole che ne impediscono i movimenti, si divincola con difficoltà e dolore.

Se nei precedenti lavori Liuba ci dichiarava questa condizione, mettendoci di fronte alla nostra stessa prigionia, in questo allestimento per Fiorile Arte và ben oltre: "Via d'uscita"  è il titolo dell'opera ed è questa che finalmente ci viene indicata. Accorgersi della nostra passività, slegarsi da questi impedimenti, uscire dai contenitori e da false norme, diventa la nostra  possibilità di essere.

Qui Liuba riempie lo spazio di Fiorile (che per la sua stessa conformazione è a sua volta contenitore, scatola, in un rimando infinito) di candidi scatoloni su cui scorrono le immagini del suo corpo finalmente libero, a nudo, corpo in movimento su cui scorrono parole che divengono, così, mobili onde in un incessante mutare, evolversi.  E "Metamorfosi" e "Farfalleggiamento" sono le tappe di questo divenire che rende a tutto, finalmente, un senso.

Le immagini di Liuba scorrono frammentate dalla superficie delle scatole su cui si proiettano: ombre, forze, suggerimento.

Per vederne le immagini fisse, scandite a parete da foto su acetato, dovremo noi stessi, spostare le scatole che si frappongono tra noi e queste immagini di vita: riappropriarci fisicamente del nostro spazio, liberare corpo, occhi e mente.

E finalmente il penultimo giorno della mostra, giovedì 18 maggio, saremo invitati a distruggere questo materiale in un momento di forte liberazione; rimirarne i resti ci permetterà, forse, di cercare con maggiore libertà e coscienza, gli assi di riferimento di una norma che ci dia finalmente la possibilità di scegliere e decidere.

1 maggio 2000                                                             

Patti Campani

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