Virus

Performance: Bologna Art Fair, 2004

 

Questo lavoro nasce da un duplice lavoro dell’artista: la fase  ‘vivente’ della performance in contesti di vita reale, e il raffinato lavoro di regia e montaggio delle immagini da essa ricavate, che divengono un nuovo lavoro, dove anche il pubblico e le reazioni alla performance diventano parte dell’opera, in un sottile e ambiguo gioco di rimandi tra opera e realtà, tra vita e arte.

Virus rende concreti e visibili, in maniera provocatoria e ironica, i meccanismi sociali e individuali della ‘ bulimia’ dell’acquisto, che si avverte non solo nel mondo dell’arte ma anche nella vita quotidiana. Le prorompenti campagne pubblicitarie, e la continua tensione al possedere, rendono spesso le persone affette dal virus dell’acquisto onnivoro e totale, dove sembra che l’essere si realizzi soltanto nell’avere.

Il virus si diffonde in maniera esponenziale divenendo il protagonista unico e incontrastato, dove non è più importante la qualità ma la quantità, non che cosa si compra ma quanto si possiede.

Il virus che Liuba ha incarnato ad Arte Fiera ha portato scompiglio e divertimento, diventando il vero protagonista della fiera e, destabilizzando con ironia il sistema, ha messo in crisi i parametri consueti del mondo dell’arte e il facile sillogismo sottinteso: questo è venduto per cui è bello, questo artista vende tutto per cui è bravo…

In uno scenario che rappresenta uno spaccato del mondo dell’arte contemporanea, il video, come la performance, come la vita, si srotola in una catena di microstorie, eventi, reazioni, aneddoti, visioni, commenti, dove il corpo dell’artista diviene simbolo e paradigma di meccanismi profondi e reali, tanto quanto irreale e paradossale è la situazione che la sua performance crea.

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