Via d'uscita

Il video Via d’uscita è stato realizzato partendo da una performance fatta questa volta espressamente per la creazione del video stesso ( altre volte è stata fatta col pubblico).
Il video è concepito come videoinstallazione, proiettato a grandi dimensioni sia sulla parete che sulle scatole bianche che invadono il pavimento dello spazio espositivo. In questo modo l’immagine si frantuma, si moltiplicano i punti di vista e, al tempo stesso, dalla realtà concreta delle scatole vere l’uscita del corpo nudo, rappresentata nel video, diventa anch’essa realtà.
Il contenuto del video è la proposta di un modus vivendi che contrasta con la convenzionalità dominante, dove sembra ovvio rinchiudersi in luccicanti scatole protettive, confortanti schemi, ideologie, ritmi e vincoli. Il lavoro parte da una presa di consapevolezza, sofferta e vissuta, di quanto siano vincolanti e castranti gli schemi che ci troviamo addosso giorno per giorno, scelte dopo scelte. Col risultato che l’uomo perde la propria spontaneità, la propria individualità e il proprio corpo, diventando una pedina, un simulacro di esistenza, un essere stereotipato che nemmeno più si accorge di esserlo.
Il video e la performance dapprima rappresentano questa condizione di prigionia, di perdita, di costrizione, per poi invece procedere verso la frantumazione di tutto ciò che ci circonda ma che non è noi, la distruzione delle maschere che ci appicichiamo, l’eliminazione del superfluo, per far poi emergere il nostro vero volto, il nostro vero corpo, la nostra natura libera.
E’ una Via d’uscita per esistere, per essere.
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