Polypolis

Bruxelles, Bologna, Avignone, Praga, Francoforte

performance, video, fotografie, videoinstallazione


Le radici profonde di questo progetto si trovano nella presa di consapevolezza del disagio esistenziale e della vuotezza che aleggia nelle nostre città, sempre più omologate a un sistema di vita volto alla produttività, al consumo e all'apparire.
Il senso di vuoto e di raggelamento che si percepisce nel mezzo della folla balza all'occhio come immagine visiva, nettissima, di persone incasellate, inscatolate in un sistema di vita che le costringe e le annulla.
Il dramma ancora peggiore è però che la maggior parte di queste persone non si accorge di essere incapsulata in delle scatole che limitano la loro esistenza, ma si sente "vincente" perché arrivata socialmente o economicamente, impegnata in un valzer frenetico di conquiste inutili sopra conquiste inutili.


Questa condizione viene evidenziata e denunciata, artisticamente, da una serie di performances effettuate da Liuba dentro il vissuto quotidiano di diverse città, intitolate "Le mummie vincenti".
Liuba si presenta incapsulata dentro due grosse scatole bianche, che la costringono nei movimenti e la rendono bloccata, schematica. I suoi movimenti, limitati dalle scatole che la avvolgono, sono a scatti, oppure sono di drammatica ribellione per divincolarsi dai limiti che la circondano. Volti di sofferenza o volti d'indifferenza, denuncia di una condizione umana che sempre più penetra nel nostro meccanismo d'esistenza: l'imprigionamento dell'uomo contemporaneo nella gabbia dei doveri, delle convenzioni, delle ipocrisie e delle ideologie. E' una gabbia che congela e blocca ogni possibilità autentica di vita, ma con un meccanismo a volte tanto sottile che non viene nemmeno percepito: le "mummie vincenti", così vengono chiamate dall'artista, si credono sulla cresta dell'onda, socialmente arrivate, e nemmeno si accorgono che sono bloccate, artefatte, imprigionate e immobili, depauperate da ricchezze pulsanti che non sanno riconoscere più.

L'azione performativa, che attraversa le strade cittadine di maggiore traffico e frenesia, entra nella città viva e concreta, formata dai singoli individui che vi abitano, per agire, provocare, far riflettere. L'arte diventa azione nella vita, e scende
nelle strade, estesa alle persone più disparate, aperta ad una comunicazione globale.
La performance nei centri cittadini ha due valenze: la prima è di provocare e far riflettere, denunciare questo inscatolamento diffuso che ci comprime mostrando concretamente e visibilmente le scatole che ci imprigionano, di cui però noi non siamo spesso coscienti. Liuba indossa le scatole, gira per le strade come se vedessimo, a raggi infrarossi, la realtà del nostro camminare: bloccati dentro le scatole, circondati da esse.
Il secondo aspetto riguarda la reazione delle persone che "incontrano" la performance: camminando per la città l'azione provoca diverse risposte, dal rifiuto, alla sorpresa, alla riflessione, diventando la cartina di tornasole per mostrare il carattere e l'identità di ogni singola città.
La città viene considerata come un organismo vivente in cui si introduce un elemento "spigoloso": la reazione a questo elemento offre la possibilità di una lettura e di un confronto tra le diverse città in cui l'azione viene rappresentata.

Parte fondamentale del progetto è il video elaborato dalle riprese dell'evento. Un videomaker riprenderà il peregrinare di Liuba inscatolata e l'incontro con il flusso delle persone, per registrare le reazioni, la singolarità e l'identità.
Ogni città, attraverso le riprese, mostrerà il proprio carattere, le proprie peculiarità, diverso paesaggio urbano e diversa geografia umana, e i video successivamente montati da Liuba diventano un' opera a sé stante, generata dalla performance ma ad essa autonomi.

Ulteriore sviluppo del progetto è la serie di lavori fotografici tratti dalle riprese dell'azione, ricavati dall'artista con la macchina fotografica a contatto del monitor del video. Le fotografie così selezionate, pur essendo nate insieme alla performance e al video, diventano pertanto anche opera a sé stante, con una propria valenza e significanza autonoma e finita.


Riprese video e collaborazione tecnica di Ciro d'Aniello

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