PRESENTAZIONE
Ho iniziato a lavorare
con la performance parecchi anni fa, con l'intento di far interagire,
attraverso il corpo, più linguaggi, e creando performance multimediali
con interazioni di immagini, parole, video, luci, suoni e oggetti.
La potrei definire
la fase delle "performance eventi" : azioni create per un pubblico che
le guardasse.
Negli ultimi anni
però ho spostato l'attenzione verso azioni calate in una realtà quotidiana,
mescolata tra la folla, in una casualità non preparata.
In questo modo anche
i luoghi, le persone e le loro reazioni diventano parte integrante del
mio lavoro, in uno scivolamento sottile e divertito del confine tra realtà
e finzione, fra vita e arte, fra concreto e simbolo.
Le potrei chiamare
"performance azioni" . In esse mi interessa creare sottili paradossi o
cortocircuiti dove il corpo diviene simbolo e paradigma di meccanismi
profondi e reali, tanto quanto irreale e paradossale è la situazione che
la performance crea.
Attraverso l'azione
cerco di rendere visibili meccanismi sociali e personali invisibili.
Mi interessa molto
inoltre la duplice fase creativa del mio lavoro attuale: dapprima col
corpo, ossia con l'atto vivo e sociale della performance e del contatto
con l'altro; in seguito col lento e meditativo lavoro di post produzione
in studio, dove le immagini registrate dell'azione vengono elaborate diventando
di volta in volta lavori video, fotografici o installativi.
Con performance-azioni
ho lavorato a Praga, New York, Francoforte, Bruxelles, Milano, Avignone,
alla Biennale di Venezia, a The Armory Show e al Sofa a New York, ad Art
Basel a Basilea e Artefiera a Bologna.
La performance in
questo modo si viene a costituire anche come lavoro sul luogo e sulle
persone, instaurando aperture verso ambiti di public art e di interventi
site specific. I video e le foto sviluppati da questi progetti costituiscono
poi dei lavori autonomi che espongo in gallerie mostre e festivals.