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TUNNEL
(1992-93)
Oscillazioni
Astragali
di fiori marroni
asperti
sui propoli scuri
della notte calata
sul ventre annerito
dal freddo.
Asperità migratorie
artifici e grottesche
grondano senza tregua
sull'anima sfibrata di perché.
Asteroidi mutanti
sul mio viso
astri cangianti
sulla mia porta
madrigali alternati nei miei gironi invernali
intrisi di spume salmastre
e raggi giallastri.
Scaraventato dentro il ventre
un bolide bollente
irrompe e brucia
carburante incredibile
arrivo inenarrabile
e inarrestabile
piovuto chissà come
sparito e poi tornato
qui senza permesso.
Astro mutante
pelle cangiante
madrigale dolente
sirena aulente.
Scorrimento
di attrito
Asperità
melanconiche
di rocce impreviste
tamburi di ritmi
battenti
negli antri rotondi
dei ventri.
Un giro indiscreto
si abbatte stridente
e un vortice cangiante
si tinge dolente.
Difficoltà di accettare
levità che sembrano
abissi
fatica di accogliere
mutando in rose
le spine.
Respiro trafelato
di quando dal centro
si è virato
e scostati in disparte
dal vento di nubifragi di eventi
impotenti
si sta.
So
che tramuterò questo
aliseo prorompente
in brezza leggera
adatta
a spingere la barca.
So
che accettando uno sguardo creativo
vibrando mi accosto
all'opposto
al lato nascosto
dove c'è un sole rosato
che aspetta di lato
e magari sorride
schiudendo bocche
come boccioli di schiume
imperlate di salsedine.
So
che il merlo mi parla
nell'urlo
degli eventi scorrevoli.
So
che il mago
tramuta lo spago
in lillà
donando dorata
la felicità.
Eppure
fatico
a scostarmi questi
sfasci malaticci di nebbie
irrorati di sangue
appiccicati chissà come
sul cappuccio del mio cuore
un po' infreddolito
dal troppo calore.
(La
bilancia a spirale
compie il suo giro.
Il cerchio si chiude
ed è giusto così.)
Risvegli
Lenzuoli
ingialliti di grigio
stanchi di mattina
dolenti le membra
alzarsi
sulle pieghe sgualcite
come morte colombe.
Levarsi col dubbio
alzarsi con tremore
assetarsi di sazietà
vibrare di pelle
lasciate essiccare al sole
di notti slegate
dai suoni acuti.
Forse
risulta più
perdersi che trovarsi
ma forse
trovare
un ago di equilibrio e remare
respiri di onde.
Non
so.
Conosco il colore
dei lenzuoli al mattino
e il colore dei lenzuoli
alla notte
colore caldo vermiglioso
che stona
col freddo sparato
del mattino.
Traslochi
Amori
sparsi qua e là
giornate spezzate qua e là
tormenti ritmati su e giù
domande mischiate qua e là
libri inscatolati su e giù
pensieri sparpagliati con me
in mille case senza nome
disgregazione centrifuga.
Frammenti
vaganti qua e là
parole colori disegni suoni
sezionati nei calici dei giorni
progetti a singulto
arenati
su solide pietre sparse
qua e là.
L'ubriaco
Astro
splendente
trascendente
di viso ridente
la giacca fremente
ASCOLTA
il grido bambino
del mio ubriaco
che vaga molle sui tetti
del suo essere gomma.
GUARDACI
e vedi dentro
i lunghi fili ammosciati
per scoprire
cosa ha perduto
il mio ubriaco.
Scatole di perle
sparse nei capelli
viole profumate
rinchiuse in un cellophane
grida di aironi
legati nelle mani
cosa ha perduto
il mio ubriaco
e dove,
dove, per la strada ?
Considerazioni
dal treno
Adoro
i papaveri
forse
perché sono
effimeri.
Adoro
i papaveri
forse perché sono
effimeri.
Adoro
i papaveri forse
perché sono effimeri.
Adoro
i papaveri
forse perché
sono
effimeri.
Tunnel
Amore scherzoso e beffardo
amore che prendi e non lasci
amore che ferisci mortalmente
senza rimpianti e senza indugi.
Ti invoco.
Potresti almeno colorare il cielo di verde
luccicare di stelle la mia stanza
stravolgere di luce i miei occhi
e portarmi a danzare nella nebbia che si fa sole.
Invece
ti abbatti cupo
su un cuore immerso nella mancanza
e agitato da mille ansie tediose
scosso da agitazioni primordiali e incerto
tremendamente incerto
di ciò che succederà
e solo
follemente solo
ora che si è ceduto, dopo lotte,
all'altro.
Mille volte meglio non darsi
per aprirsi integri alle cose e alla vita ?
Mille volte meglio non scalfire
lo strato caldo del nettare profondo
uniti ad un altro
perché poi scompare il nettare
da prendere soli ?
Perché poi scompare la luce dei nostri occhi
e come amebe vaghiamo
in un caos senza barlumi
di cielo ?
Mille volte meglio
la propria intimità col dio
la propria direzione
vissuta con speranza
il lavoro assiduo
di un'esistenza che si fa ?
A che serve donarsi
se ci si ritrova poi sperduti, vulnerabili
e annoiati da tutto
se non dal ricordo della sua presenza ?
A che serve vibrare d'amore quando poco dopo
scompare e un baratro
ci avvolge ?
Tutto
mi domando e tutto non so.
So solo di essere ferita
e questo ormai è stato.
Sono stata aperta e ormai ne sono uscita
e la mia anima è sparsa
a pezzetti roventi
sul pavimento di mille mondi
lacerata
indifesa,
smarrita
senza centro.
Microbi di non so
Amo
e ne ho paura.
Perché non so cosa è certo.
Perché non posso appigliarmi
a qualcosa di stabile.
Perché mi sento fragile come una spuma
e mobile come le fronde.
Perché scelgo sempre le persone sbagliate.
Ho paura perchè
l'amore è eterno dentro di noi
ma si scontra con situazioni non eterne
friabili
periture.
Ho paura perché si possiedono persone nel cuore
si ama alla follia e poi quest'amore forse
si stacca per il mondo
e vive in lontananza
su spiagge diverse.
Quale sarà mai l'amore di cui essere sicura
da tessere nel tempo ?
Soffro
di questi amori forti con dentro
microbi
di non so.
Flusso
del tempo flusso
Fluire
ondoso del flusso del tempo
fluire ritmato degli eventi motori dell'anima
corsi e ricorsi di emozioni
e precarie certezze che si sfaldano
e ricostruiscono spirali in moto alternato.
Deità primordiali che girano
corrodersi delle cose
ed equilibrio del rimanere
come su un filo il trapezista.
Il tempo passa e la vita va.
Sento
lo scorrere del tutto che scivola via
e l'incontrarsi dei dubbi umani
sui crocicchi delle strade.
Precarietà
di mille incertezze
nel mare
di libertà conquistate
e nostalgia di futuri.
Nostalgia del non-esserci
nostalgia del non-durare
nostalgia del futuro
e malinconia
del perdersi
dell'oggi.
Perché il bello non è eterno ?
Perché gli amori non sono eterni ?
E le persone amate ?
Amore che corre sui bordi
amore fra i confini del possibile
mancanza di una certezza duratura
sul futuro perituro.
Fluxus nocturnus
Insonnia.
E domani c'è la fiera.
Non mi rimangono ormai che quattro ore di sonno
(se dormissi ora).
Il caffè in via Irnerio, il cibo, la riunione chilometrica
e le parole sciorinate, sentite, abusate, godute, mitragliate
sparapanzate.
Ho la testa piena.
Anche un po' confusa.
Idee che si accavallano e si confondono
ingordigia e avidità di cose e di tutto.
Non so dire se non che sono stanca.
E non so di che.
Scrivo a vanvera in quest'insonnia micidiale
per gli effetti postumi sul domani.
Mitraglia di crolli
e bombe di spossatezze
rimbombi di battiti cardiaci che lottano
per non stramazzare.
In un certo senso non ci capisco più niente.
Dov'è tutto quello che avevo costruito in passato ?
La rete dei miei pensieri faticosamente costruita sul reale ?
La raffica di ideali che credevo di covare in un petto
gonfio d'amore ?
Dove sono andate le palafitte della mia vita
e le strutture del mio vagare nell'anima ?
Sclerotizzate per il troppo perdersi ?
O ingrigite con gli anni ?
Balaustre di piaceri si insinuano forse
fra i fondi smeraldini del centro totale ?
Sfilze di compromessi si annidano sul verde del mio ideale ?
Funghi di indecisioni e di paure di mollezze e di incoerenze si insinuano
nel bianco della mia possibile purezza ?
E' una domanda o forse un'affermazione ?
Versus
Squadre
di mondi riciclati
girano il sociale
gridando i loro stridi di slogan
ognuno con i suoi credo, i suoi fini, le sue teorie
e i suoi idoli da distruggere.
Ognuno con le sue false certezze
le menzognere credenze da dio assoluto
e i capricci di chi non rischia.
Ognuno con le sue catene
ma tutti
con la stessa voglia di distruggere.
Uno contro l'altro
una convinzione contro l'altra
Bianco contro Nero e Nero contro Bianco
Mani contro Piedi e Menti contro Corpi
ma tutti
rinchiusi nella medesima SCATOLA
di confusione.
Tutti s g r e t o l a t i dalla medesima prigionia
di distruzione.
Tutti aggrovigliati in catene che imprigionano
e in etichette appiccicate da sé stessi (quando va bene).
Tutti...
E così anche noi ?
Anche noi in uno schema ?
Anche noi rassegnati dallo sclerotico quotidiano ?
Anche noi privati
dei colori dell'iride interiore ?
Sbiaditi per sempre nella lotta di parole vuote ?
Non lo so. Non lo vedo.
Forse
intravedo uno spiraglio.
Ma buio rimane
il cammino.
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