IL DITO E LA LUNA # 1
performance: Opening Biennale di Venezia 2007
Questo progetto è un lavoro su religione e tolleranza.
Riflettere sulla religione vuol dire riflettere sul bisogno di infinito che attraversa l'uomo in tutta la storia e in ogni latitudine, ma significa anche riflettere sulle forme storiche dei rituali che le diverse religioni usano per cercare questo infinito, e significa anche scontrarsi con la chiusura, l'errore, il fanatismo.
Meditare sulla religione per me vuol dire estasiarmi e meravigliarmi del rapporto con l'Immenso e al tempo stesso arrabbiarmi con la vuotezza di certe ritualità che a volte precludono questo stesso Immenso che vorrebbero contenere, scambiando il contenitore per il contenuto, il rito per Dio.
La riflessione sulla religione porta, come un pendolo che oscilla, il problema della Tolleranza e dell'Intolleranza (intese come accettazione/non accettazione dell'altro da me) toccandone gli estremi.
Da un lato, in quanto sintonia col divino, la religiosità è tolleranza per antonomasia, lo spirito religioso è amore incondizionato per l'altro da me e per un tutto di cui anch'io faccio parte.
Dall'altra parte un certo tipo di religiosità è il culmine dell'intolleranza, poiché pretende di essere l'unica chiave giusta di accesso alla salvezza, non accetta la diversità e si arrocca in una pericolosa solitudine di superbia, arrivando ad eliminare il diverso in quanto 'eretico' e deviante.
Il mio lavoro si situa sul crinale del pendolo: riflette sul bisogno di Infinito dell'uomo e sulla tolleranza per ogni forma di creazione, ma anche riflette sull'ipocrisia dell'intolleranza e sul pericolo dell'assolutismo.
"Tutte le religioni sono delle dita che indicano la luna.
L'importante
però è non fermarsi a guardare il dito"