9. Messico - Cuba - Messico

 

E' di una bellezza e di una gioia incredibile essere qui ora. Isla das Mujeres, Messico, vicino a Cancun, spiaggia, mar dei carabi, 26 marzo.
Come matematicamente ormai so, appena arrivata qui ho cominciato a risorgere, a sentirmi riempire a poco a poco, quasi fossi un materasso sgonfio di gomma che viene gonfiato e che si rialza a vista d'occhio, e rapidamente riprende la sua forma e la sua consistenza.
L'aria pulita, la luce del sole, il blu del cielo, il profumo del mare, i colori strepitosi davanti agli occhi, il rumore delle onde dell'oceano, il contatto del corpo con la sabbia, i raggi del sole dentro le fibre…sono un'immediata e sinestetica cura per il mio essere. Immediata. Attraverso i 5 sensi stimolati dalla natura arrivo immediatamente allo spirito, al centro, alla felicità e alla pace. E' sempre così. E basta pochissimo.
L'altra sera arrivo da New York all'ostello dell'isola ( volo NY - Cancun, poi autobus aeroporto Cancun-centro, poi autobus centro-porto, poi barca cancun- isola, poi risciò isola- ostello…) con una faccia da cadavere, distrutta dal viaggio, dalla sveglia all'alba e dagli stress passati. Subito la sera dopo ero bella, già abbronzata, rilassata e sorridente. Parlo con un po' di viaggiatori che incontro nell'ostello, ma per lo più ho bisogno di silenzio, natura, ricarica, sonno.
E' indescrivibile la gioia che provo all'essere viva quando sto in contatto col bello e con la natura. Ormai lo so. Ed è per questo che anche in Italia, seppur con le sue difficoltà, alterno la mia vita tra Milano e Rimini, dove la natura non è strepitosa, ma solo respirarne l'aria e vedere il mare mi fa sentire contenta (e lavorare meglio ai miei video), e da Milano ho un bisogno fisico di fuggire regolarmente. E così è stato da New York. Ma basta poco: è come mettere la benzina nel motore, e poi posso ritornare dopo poco contenta e motivata. Ma senza carburante sono un rottame.

Grazie per questo rumore che mi culla le orecchie di onde sulla riva. Grazie della brezza che mi profuma le narici di sale. Grazie dei colori blu smeraldo che si infilano nei miei abissi ( ricordo il Baudelaire che amo: Homme libre, toujours tu chériras la mer! La mer est ton miroir, tu contemples ton âme dans le déroulement infini de sa lame "). Grazie per la felicità minimale che mi scivola nel cuore.

Oggi ho comprato un aereo per cuba per domani. Vado all'inaugurazione della Biennale dell'Habana. Mi aspetta Mario. Anche in vacanza mi mescolo con l'arte. Mi chiedo se non ne sono un po' drogata.. ma mi sembra interessante unire l'utile e il dilettevole… E Cuba è solo a un'ora di aereo (da Cancun però)

Sono tornata in Messico dopo 4 giorni a La Habana. Dall'aereoporto di Cancun sono scesa a sud verso Tulum, dove sapevo che c'era un posto poco turistico e selvaggio con capanne sul mare e un sito archeologico Maya. E' venerdì sera. Mi aspetta un week-end di natura totale, e poi lunedì riparto per NY.
A Cuba sono stati 4 giorni intensi, belli, interessanti e logisticamente non sempre facili.
L'incontro con Mario è stato bello, e lo stare con lui in questi giorni ancora più bello. Abbiamo avuto una affinità facile nello stare sempre insieme, avendo più o meno gli stessi tempi, scherzando e ridendo molto, facendoci molte coccole e facendo benissimo l'amore. Chissà perché quando sono all'estero le relazioni accadono con più facilità e con più piacere. Ma su questo rifletterò meglio in seguito…
La Biennale è stata interessante, ho bisogno ancora di rifletterci su, ma il fatto di essere a La Havana, con le sue caratteristiche uniche e inusuali la rendeva ancor più interessante di un normale evento artistico. Molto da riflettere. Ancora non ho opinioni ben definite. Più che per la qualità artistica dei lavori (peraltro tantissimi, con eventi sparsi in tutta la città) ciò che più mi colpiva era la prospettiva curatoriale con un non so che di insolito delle scelte (che andavano da artisti conosciuti e molto noti, a lavori estremamente interessanti di artisti vari, ad altri lavori banalissimi da scuola o naive, ad altri solo pura documentazione e cronaca), l'entusiasmo delle persone, la disorganizzazione che diventava disarmante per la lentezza, ricambiata però dall'allegria delle persone che ci lavoravano. Tutto comunque con molti stimoli di riflessione. Ridicolo e incredibile, mi dicevo, sto vivendo i due estremi, Cuba e New York, e compararli è uno stimolo profondissimo.

Sto scrivendo nella capanna di Tulum con le candele. Non vedo quasi nulla. Entra tutta la sabbia dai tronchi della capanna, e tutta la valigia è insabbiata. E il mare fischia e ruggisce con soavità e possenza.
Viaggiare per me è sempre una grande scuola, perché vivi in esperienze condensate la metafora della vita. E impari a trasferire il viaggio nel quotidiano, dove la vita è un grande viaggio e un grande cammino, una grande avventura: come il viaggio, solo coi tempi più lunghi.
Amo imparare dall'ossigeno che respiro nei viaggi in avventura libera, impari la sorpresa, lo stupore, la scelta continua (i bivi sono infiniti ad ogni ora e sempre necessari), l'incognita, la fatica, l'accoglimento dell'altro, il fondersi col diverso, l'accettare il diverso vedendone le profonde identità con te. Una grande scuola anche di tolleranza e rispetto. E fiducia. E domande. E stupori. E pensieri.

Aeroporto di Cancun 3 aprile, lunedì. Sono appena salita sull'aereo. E' la prima volta che scrivo in aereo. Questa mattina ero sveglia all'alba. Qui a Tulum mi sono sempre svegliata, da sola, al sorgere del sole. Sarà perché dormivo in questi bungalow attaccati anzi sulla spiaggia, e sentivo l'arrivo dell'alba sul mare. Alle 6. E' strano per una come me col bioritmo sonnolento di mattina. Ma qui il bioritmo era in sincronia con quello della natura. Alle 6 di sera calava il sole e dopo un po' di cibo e qualche chiacchiera o un drink ti veniva voglia di dormire.
Questa mattina ho fatto 2 ore di alba e di mare prima di avviarmi verso il bus per cancun e poi per l'aereoporto. Ho fatto il pieno di natura e di energia in questi ultimi giorni, e spero di avere il vento in poppa per il prossimo periodo newyorkese. E' strano. Qui in aeroporto ero inquieta, spaventata di tornare a NY, forse sentendomi piccola e fragile per reintrodurmi in quella grande città. E' strana questa ansia che mi ha preso, è uguale a quella che avevo dall'Italia ogni volta che sono andata a NY. E mi domando: perché quando sono altrove solo nominare NY mi spaventa? Ora sono qui sull'aereo e mi sembra incredibile passare dalla spiaggia a piedi nudi e le infinite stelle ( ieri ne ho vista una cadere…) all'arrivo a NY coi suoi grattacieli e la vita sempre brulicante in ogni momento. Oggi sulle due ore di bus per cancun riflettevo sulla storia, sulla civiltà Maya scomparsa e fagocitata dagli invasori spagnoli nel 500, sulla nostra storia europocentrica che studiamo a scuola (la 'scoperta' dell'America…ma a noi era sconosciuta, lì gli uomini esistevano, soffrivano, amavano, costruivano, lavoravano…così come sempre..)
Qui in Messico si vede una omogeneità di razza e di tratti somatici che non ho mai visto in Centro-Sud America. Tutti, almeno nello Yucatan, con viso indio e/o con i tipici tratti del volto messicani come li conosciamo. In Brasile, anche in Cuba, la mescolanza è molto più varia, dai discendenti degli africani (portati a fiotte dai conquistatori europei come schiavi) a quelli bianchi e nordici, attraverso tutte le mescolanze intermedie possibili ( in Brasile soprattutto, a Cuba abbastanza.)

Ieri pensavo che con una natura così possente e potente non riuscivo a pensare.
Il fatto di sentirsi immersi in una sinestesia così forte ti fa abbandonare ogni velleità e ogni pensiero e ti concentri solo sui sensi e su ciò che senti, andando spesso direttamente al cuore o all'anima senza vie intermedie.

Ecco siamo decollati, ora siamo in quota. Uffa, ho sempre una gran paura quando sono sull'aereo e sto per spiccare il volo, e mi dico: ma chi te lo fa fare di essere seduta qui? Non potevi startene a casa? La sensazione peggiore l'ho avuta quando ho preso l'aereo per Cuba da Cancun: l'aereo arriva con un'ora e mezza di ritardo, i terminali non segnavano nemmeno il volo, comincio ad agitarmi…poi ci fanno salire a piedi sull'aereo, passando da una porta laterale. Aereo russo vecchio e scassato. Compagnia cubana. Prezzo pure caro (300 dollari con visto per un'ora di volo). Ma perché mai ho preso sto biglietto? Non potevo starmene i miei 9 giorni tranquilla in Messico? E mi maledicevo, morendo di paura dentro l'aereo vecchio e scassato con 1 ora e mezza di ritardo. Ogni volta è così: la mia sete, il mio bisogno di muovermi mi spinge, poi quando si avvicina il momento del volo me la faccio sotto e mi dò dell'imbecille.
Be', ora sto volando sul mar dei carabi, blu turchese e ciuffi di nuvolette bianche. Vista da qua la terra ( ora il mare) si intuisce che è sferica. La vedo curvare all'orizzonte…( mi sento il viso bollente da tutto il sole che ho preso).
Poi però quando l'aereo scende mi rassereno, e ridivento contenta di essere partita.
Ora sto sorvolando una zona americana che sembra tutta palude. Stiamo atterrando a Fort Lauderdale, o qualcosa del genere. Non ho la più pallida idea di dove sia, non ho fatto in tempo a guardare una mappa. Dovrò aspettare lì due ore l'aereo per NY.

Ora sono sul secondo aereo, quello per NY. All'aereoporto tutti mangiavano, ovunque. Gli americani mangiano sempre, portandosi in giro il cibo ovunque in cartoni di plastica o polistirolo. Ho fatto delle foto buffe. Ora ci stanno dicendo che non si partirà prima di 40 minuti, causa tempesta su NY…help! ( bentornata in inverno!… io sono qua senza calze, faccia che scotta e vestito leggero…)
Tornando da Cuba a Cancun altro fatto strano: stavolta partiamo abbastanza in orario, ma quando stiamo per arrivare a Cancun l'aereo comincia a girare in tondo su sé stesso per una mezzora, e ci dicono che c'è molto traffico all'aereoporto, che è normale, siamo in coda per aspettare l'ok per atterrare…L'equipaggio tutto sorridente mi dice di non preoccuparmi, capita spesso, altri aerei hanno la priorità…io non credo ai miei occhi e nervosissima guardo dal finestrino l'aereo che gira in tondo sul mare e su sé stesso. Non vedo l'ora di scendere da questo catorcio ( uguale se non peggio di quello dell'andata). Poi una ragazza messicana mi dice che c'è Bush a Cancun che sta partendo dall'aereoporto…ed ecco perché il nostro aereo non può atterrare: compagnia cubana, volo proveniente da La Habana…più interdetto di così!
E ancora mi dico: uffa, perché ho deciso di volare? Ma a Cuba sono stata molto bene.
Arrivata a Cancun da NY mi ero informata sugli aerei per La Habana (dagli stati uniti non si può volare né prenotare un volo per Cuba) e avevo deciso di fare questa pazzia per tre motivi: Mario mi aspettava con le braccia aperte e avevo voglia di farmi un po' di vacanza in compagnia; ero curiosa di vedere la Biennale dell'Habana, e mi interessava annusare, anche se per pochi giorni, la realtà e la vita di quest'isola. Dall'altra parte avevo una decina di giorni più rilassanti e vacanzieri in Messico da sola. E ho fatto un po' e un po', stando tre giorni all'isola delle Mujeres prima, poi Cuba, e dopo gli ultimi 3 giorni a Tulum. Una vacanzina movimentata, ma ricchissima di stimoli, che mi è sembrato di stare via un mese.
A cuba sono stata solo a La Habana in giro per la città vecchia e alle inaugurazioni (la biennale era in tutta la città), anche perché uscire dall'Habana era complicatissimo, tra lentezza e intoppi ci voleva una miriade di ore solo per arrivare a una spiaggia appena fuori città ( o prendere costosissimi taxi turistici da pagare nella seconda moneta). L'esperienza di Cuba mi sta facendo riflettere su molte cose, e percepisco la relatività dell'esistere, e del sociale e della politica, perché ciascun sistema ha i suoi lati positivi e le sue aberrazioni. E' strano passare da Cuba agli States, devo ancora masticare quello che ho vissuto e sto vivendo. Ma mi ha sorpreso trovare a La Habana una città decadente, corrosa e triste, dove la gente seppur col calor latino e sudamericano nel sangue, lotta con un'esistenza difficile e complicata per molti. E povera. Poi però passi a New York, dove sotto le luci abbaglianti della ricchezza e dei vertici mondiali, trovi tanti disperati che dormono sui vagoni della metropolitana o mendicano da soli negli angoli sudici della città.
Trovare un internet a Cuba era difficilissimo e carissimo, telefonare pure, andare a mangiare anche. Sorprendente invece l'entusiasmo per la Biennale e come tutta la città fosse coinvolta. Mario, che era lì da tre settimane per montare la sua installazione, mi diceva che c'è una considerazione altissima per l'arte e la cultura, e un grande interesse, cosa che si poteva vedere anche dall'affluenza gremita ad ogni opening ( diversi al giorno per tre giorni). Però era strano: c'era un orario di apertura in uno spazio, arrivavi, aspettavi, e poi spesso aprivano ma solo per un'ora e tu non facevi in tempo a vedere tutto. Se volevi vedere tutto dovevi tornare il giorno dopo e ripagare un altro biglietto (salato per Cuba). Mah. La cosa che mi è piaciuta di più era una videoinstallazione di un artista Brasiliano. La maggioranza degli artisti era comunque sudamericana o di lingua spagnola, alcuni canadesi, pochi europei, e nessun americano.
Fatto curioso sulla Biennale, che Mario mi raccontava, è che gli artisti erano invitati ma senza essere pagati delle spese. Lui doveva allestire un'installazione con 4 tonnellate di vestiti, ma non gi hanno pagato un soldo. Nada. Lui ha comprato a sue spese le 4 tonnellate di vestiti occorrenti ( in Canada perché era più economico che a Cuba, diceva!), pagato le spese di spedizione, e pagato le sue spese di vitto e alloggio a Cuba per tre settimane (caro il dormire) per allestirla. Lui è fortunato perché è canadese, e il Canada paga tutto per gli artisti (so che lo stato finanzia anche le gallerie in Canada): basta fare domanda e gli hanno dato subito il finanziamento per le spese che deve sostenere. Sono quasi gelosa!! Lui dal governo canadese ha l'appartamento per 6 mesi a NY compreso di stipendio, soldi per Cuba, e possibilità di fare application per grants diverse volte all'anno, mentre noi poveri artisti italiani dobbiamo sudare sette camicie e fare salti mortali per mantenerci. E dobbiamo assolutamente vendere, per esistere. Loro no. Mario e tutti gli altri artisti canadesi che ho conosciuto raramente hanno una galleria. Tutto ciò però, come mi spiegava un'artista newyorkese, da un lato è benissimo, gli artisti possono fare ricerca ed esistere senza bisogno di vendere, e male dall'altro, perché non hanno un mercato.

Sto scrivendo sempre dall'aereo per New York. Sono passate due ore e siamo sempre in aeroporto, con le cinture allacciate. Dovevamo partire alle 19.20, ora sono le 21.40. Sembra ci sia questa tempesta sopra NY e ogni mezzora annunciano nuovo ritardo. Ora sono metà tranquilla - raggomitolata e concentrata e assorbita dallo scrivere - e dall'altra preoccupata…ma arriverò sana e salva a NY?

Assurdo, sembra che le cose mi accadano perché devo scriverle sul diario…sapete che è successo? Non ci crederei se non mi fosse accaduto in prima persona… e pensare che mi dicevo a Cancun quando ho preso l'aereo che potevo stare più sicura con gli aerei americani.. Ebbene alle 22 e passa ( notare che siamo stati sull'aereo 3 ore) ci dicono che il volo viene cancellato. Sembra che il tempo costringerebbe l'aereo a fare un gran giro ma poi gli aeroporti sarebbero chiusi o qualcosa del genere. Non sono stati molto chiari. Senza nemmeno scusarsi, ci siamo trovati in fila per più di un'ora (eravamo tantissimi su quell'aereo) per farci riprenotare un aereo per NY il giorno dopo. E sapete che ci dicono quando gli chiediamo dove dormire? Che non è un loro problema! Gli addetti della US Airways ci dicono che la cancellazione per maltempo non è colpa loro e che solo possiamo scegliere se partire il giorno dopo al pomeriggio con un volo diretto, o la mattina cambiando a Charlotte. Oddio, ma è assurdo! Non ci hanno offerto neanche da bere, né da mangiare, e quando mi sono arrabbiata, per tutta risposta l'inserviente che riprenotava i voli mi ha ignorato come se fossi invisibile e muta, mentre io gli gridavo nel mio inglese imperfetto, e lui serviva senza fiatare quelli dietro di me come se io non esistessi, con una faccia tosta che gli avrei dato due sberle (era un negrone ciccione alto due metri…) Così adesso mi trovo ancora all'aereoporto di questo fantomatico Fort Lauderdale, in Florida, un'ora da Miami ( mi hanno spiegato), in piena notte, e senza soldi (arrivando dal Messico non avevo dollari cash, fortunatamente ho trovato subito un bancomat funzionante…), ad aspettare le 6 di mattina del nuovo volo. Assurdo. Un ragazzo portoghese che vive a NY da 8 anni dice che qui è spesso così. Ognuno si fa gli affari suoi. Pure le compagnie aeree ( boicottare la US AIRWAYS per favore).
Devo riconoscere che ci vuole un bel sangue freddo a volte affrontare tutto questo da sola senza demoralizzarmi. Fortunatamente sono calma, ma stanca morta, è più di mezzanotte, e come se non bastasse ci dobbiamo trascinare dietro i bagagli che ci hanno ridato poco fa. Vediamo se riesco a dormire qualche ora, con le borse sotto la testa come cuscino, anche per averle sotto controllo. Certo che tra l'esperienza della compagnia cubana e quella americana, non so quale sia la peggiore! Sento nostalgia della nostra vecchia Europa…

Ore 5, martedì. Strana la vita. Ieri mattina a quest'ora mi trovavo a vedere l'alba sorgere su una spiaggia bianchissima e con l'acqua turchese dei Carabi, e stamattina alla stessa ora mi trovo sempre a Fort-something facendo colazione su uno squallido tavolino dell'aereoporto dopo aver dormito alcune ore sul divano.(ho fatto una foto del divano). Beh, oggi mi vedo l'alba in aereo invece che sul mare. Tra poco partiamo, e il cieco da buio sta a poco a poco schiarendo. Oggi comunque sono serena. Nonostante gli intoppi del viaggio ( sono quasi 24 ore che son partita da Tulum e arriverò a NY all'una del pomeriggio!) riesco a vederci un fatto positivo, ed è che sto avendo tempo per scrivere, per ruminare l'accaduto, e per prepararmi ad affrontare NY di cui ieri in viaggio avevo una gran paura. Invece questo volo di ritorno interminabile mi sta servendo da cuscinetto, come spazio-limbo di gestazione per passare dall'esperienza della natura a quella della grande città. Ho forse avuto bisogno di tutto questo tempo per stare in questa via di mezzo sospesa tra gli spazi - che sono gli aeroporti - prima di essere pronta ad affrontare NY e tutte le cose sospese che vi ho lasciato (cercare casa, ricevere i soldi da Jef, preparare il finissage della mia mostra, cercare nuove gallerie e lavorare sui contatti…

.. (la poesia di Baudelaire: http://www.feelingsurfer.net/garp/Poesie/Baudelaire.HommeEtLaMer.html