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8. Sempre più
stanca
e allora parto (?)
Et voilà eccomi
qui a un cafe-vegetariano-bar-ristorante-supermercato a scrivere. A casa
di Nora non si capta nessuna linea senza fili, invece qui sì. Oggi
sto passando qui tutta la giornata. Ho un casino di lavoro da fare con
le mail, internet, risposte, scrivere, aggiustare il sito
I giorni scorsi sono stati difficili, e sempre stancanti da morire. Da
un lato ho fatto qualche giorno bighellonando per new york con gli occhi
della turista, focalizzando le differenze, riflettendo sulle cose e le
persone, ma fa ancora un freddo boia e forse il mio fisico ormai sfibrato
ha bisogno di una sferzata di energia nuova e mi sento goffa come un pinguino
sempre più brutta e sempre più stanca. Dall'altro mi sono
stressata da morire in galleria nei rapporti con i galleristi. Ora non
vi sto a descrivere le difficoltà psicologiche del rapporto con
loro, e lo stress che questo mi comporta. Ho riflettuto molto su questo,
ossia su quanto difficile sia per me farmi valere in rapporti personali
ambigui e di forza con le persone. Non sono portata per questo, perdo
quintali di energia e infine perdo le sfide psicologiche e mi sento debolissima
e frustrata ( per esempio l'altro giorno si doveva pagare il tipografo
per gli inviti della mostra, che avevo contattato e gestito io da sola,
e dopo mille telefonate in cui non si riusciva a prendere la linea con
Jef, alla fine ho dovuto anticipare io il tipografo che pressava, per
poi sentirmi scema quando quella sera volevo prenotare un volo aereo per
farmi una necessaria e meritata vacanza e la mia carta di credito era
stata bloccata perché avevo speso troppo e superato il tetto consentito...
Mi arrabbio con me, perché anche se a volte non ho una lira mi
faccio infinocchiare coi soldi. Ossia, sono molto corretta e precisa,
e il fatto che avessi detto al tipografo che veniva pagato martedì
- anche quello pressava da un po', uffa, odio queste cose e non posso
tollerare di gestire anche la parte economica e la pressione monetaria
di questi americani - mi faceva sentire in colpa se non lo facevo. Così
ho acconsentito a dargli i numeri della mia carta di credito, quasi intimorita
( qui non ho quasi mai visto circolare del contante
ti prendono i
numeri della carta e paghi. E se prelevano di più, ti dici?) mentre
Jef, che non è mai comparso a New York, mi aveva detto che ora
non poteva pagare. Uffa, non riesco a gestire queste cose. Quando l'altra
sera mi hanno bloccato la carta di credito sono scoppiata a piangere.
Tutto ciò mi sfibra, perché poi sono debole da tutto ciò
che mi è successo in questo densissimo periodo. E poi sono negata
con le cose pratiche economiche. Ma poi mi sono dovuta arrangiare, e ieri
mattina mi sono alzata prestissimo per poter telefonare in italia nel
fuso orario di apertura delle banche, ma ho dovuto prima andare a cercare
sui siti i vari numeri della mia banca, della carta di credito, ecc..
Ora ho sbloccato la situazione, ma mi sono spaventata perché sto
spendendo un casino e chissà se mi basteranno i soldi. Spero che
i galleristi vendano qualcosa, ma l'altro ieri vengo a sapere che David
è all'ospedale in Connecticut, sempre per i suoi problemi psico-isterici
e Jeffrei rimbalza dal suo lavoro della moda all'ospedale. In galleria
sempre c'è solo l'assistente, che su tante cose è un angelo,
e anche se è molto lento è un ottimo aiuto per quanto riguarda
internet e comunicazione. Ma certo non può vendere né presentare
bene la mostra, lo dice pure lui. Pazienza, aspettiamo. I lavori comunque
parlano da soli e il testo dell'Irina inquadra molto bene il mio lavoro
( ho chiesto all'Irina di scrivere anche in italiano il testo, che poi
ve lo mando). Per ora la mostra va bene come ottima vetrina, stanno nascendo
molti contatti. Ho ricevuto una mail molto interessante da un professore
di un'università californiana che vorrebbe scrivere qualcosa su
di me (vi allego la mail, mi sembra interessante il suo punto di vista).
Queste cose mi fanno respirare aria fresca per un attimo, poi mi dispero
per tutte le difficoltà pratiche e psicologiche. Riflettevo ieri
che ognuno dovrebbe fare solo ciò che sa fare bene. Io non ho la
minima difficoltà ad espormi davanti a miriadi di persone, a fare
performance a volte coraggiose in contesti difficili, a trovare energia
creativa e idee. Mi sento completamente a mio agio a organizzare qualsiasi
parte creativa del mio lavoro, mi occupo di tutto dall'inizio alla fine,
posso facilmente dirigere i lavori di installazione dei miei lavori e
avere gioia nella fatica di lavorare anche 12 ore filate a ciò
che sto facendo. Ma ciò che mi stressa, che controllo poco e in
cui mi sento inadeguata e piccolina sono tutti i braccio-di-ferro-psicologici
dei rapporti di lavoro e di collaborazione, le pubbliche relazioni, i
contatti, i soldi. Ieri mi rendevo conto che il mio lavoro si sta estendendo
in molti spazi e confini, anche a livello di cose da fare (ieri delle
persone volevano mettermi in contatto con una galleria australiana), e
che mi sento piccola e sola a lottare tutto io, una figurina sperduta
nelle metropolitane di una metropoli senza nemmeno un marito sulla cui
spalla consolarsi.. e a non perdere il controllo delle cose. A volte la
tensione delle cose in testa mi sfibra e crollo in pianti spesso immotivati
se non dalla mia fragilità.
E così pensavo che voglio trovare il modo di fare solo ciò
in cui sono brava. Inutile perdere energie inutilmente. Se nelle mansioni
economiche e di 'psicologia umana' dei contatti sono debole e spesso inadeguata,
vorrà dire che cercherò qualcuno che lo farà per
me, mi dico. So che non sarà facile e poi io odio cercare ( preferisco
che le cose 'accadino', ma invece mi trovo spesso a dover cercare questo
e quello, con una stancante ansia
), ma mi sembra che essere in questa
prospettiva mi possa aiutare, e comunque essere nell'ottica che ho bisogno
di qualcuno, e di aiuto, è un ottimo step per iniziare a risolvere
il problema. Già in Italia ho molte persone che mi aiutano nel
mio lavoro - e nell'esistere - ma vorrei cercare qualcuno che prende a
cuore le parti in cui io non so cavarmela..(!). Quando torno a New York,
mi sono detta, mi metto a cercare magari qualcuno che mi cura i contatti.
Forse qui esistono queste figure professionali, chi lo sa ( sapete niente?
Qualcuno si offre?..).
Parto. Sì parto per una settimana di stacco. Me lo merito, ma quanta
fatica per deciderlo! Da una parte ero divorata dalle contraddittorie
sensazioni di dover restare a NY durante tutto il periodo in cui la mia
mostra è su, e dall'altra dalla consapevolezza che sono ridotta
a uno straccio e che non servo più a nulla così, stare in
galleria non serve a molto, e andare in giro a prendere nuovi contatti
ora proprio non riesco. Vegeto. Ho bisogno di una messa a nuovo. Sono
proprio spompata e anche piuttosto bruttina. Devo pensare un pochino anche
a me. Tutti hanno i loro stress qui ed io ora vortico nel nulla senza
senso. Inoltre se non parto devo cercarmi casa tramite gli annunci, perché
la casa di Nora è piccolissima e voglio andare via al più
presto, per non disturbarci a vicenda, (ma è stato molto bello
ritrovarci dopo tutti questi anni e passare molto tempo insieme, anche
se ciascuna aveva le sue cose da fare), e anche per trovare la stanza
ci vuole una forza e una energia che adesso mi manca. Sono cotta. Così
lunedì ho finalmente deciso. Parto. (Quando sono debole non riesco
a prendere decisioni e questa scelta mi è costata molta fatica,
come anche decidere dove andare, ma ho impiegato giorni nell'indecisione,
cosa che è orrenda).
Lunedì mi sono detta: ok, oggi passo la giornata a interessarmi
per i voli, al cafe internet per le cose on-line e a un'agenzia viaggi
(che è stato difficilissimo scovare perché qui fanno tutto
on-line e nessuno sa dove sono). Poi ho optato per internet, ho optato
per volare a Cancun e andare sull'isola delle Mujeres. Non ho voglia neanche
di stressarmi ad organizzare complicati ed esotici itinerari. Cancun è
un biglietto aereo economico, il Messico mi attira, vado su un isola,
poi vedo. In realtà ci sarebbe anche la biennale dell'Avana che
inaugura lunedì prossimo, l'artista del Quebec è lì
e mi ospiterebbe (ma tu ci credi? Mi dice Kevin..), e il modo più
economico di andare a Cuba dagli States è via Cancun ( mi sono
informata) ma da qua non si può prenotare. Beh, quando arrivo là
vedo se ho voglia e soldi per fare un salto a Cuba alla Biennale
E Così cerco i biglietti sui siti, con alcune evidenti difficoltà
per le differenze con ciò a cui siamo abituati in 'europa' ( qui
si dice così, italia è europa - 'You are so 'european'!!!
mi ha detto una tipa alla cena giapponese di una settimana fa...) e finalmente
trovo un buon biglietto per mercoledì mattina. Mi decido e mi tuffo.
Prenoto e pago online. Fatto. Tra due giorni parto per un po' di natura
e sole. So per certo che questo mi ricarica, e quando torno sarò
molto più forte ed efficiente per nuovi contatti, conoscenze, scontri,
ecc
adesso non riesco più a far nulla. Ho bisogno di staccare.
Me lo voglio regalare. Me lo merito. Devo volermi più bene. Spesso
mi trascuro, e l'arte si impadronisce troppo di me. Bisogna sapersi distaccare.
E' stato così intenso tutto che ho quasi la nausea dell'arte e
della metropoli, ho bisogno di disintossicarmi uh po' (L'altro giorno
ero in galleria a chelsea e mi dico: finalmente vado a vedermi un po'
delle altre gallerie
ma esco nel vento gelido e dopo due o tre gallerie
tutto mi viene a noia
esco demotivata e mi rifugio nella mia galleria
a scrivere raggomitolandomi come un gatto).
Ok, ho comprato il biglietto per mercoledì mattina. Cambio a Città
del Messico. Arrivo a Cancun alle 5. Bene. Martedì faccio tutta
una serie di cose, quand'ecco che prima di uscire dalla galleria e avere
detto a Paul alcune cose da fare in mia assenza, dò una controllatina
alla posta dal computer della galleria
e cosa vedo? Una mail che
dice: la sua prenotazione non è stata confermata
Cosa? Devo
partire domattina!! Paul telefona alla Delta (la compagnia aerea che dovevo
prendere) che gli dice che il mio biglietto era confermato ma quelli del
sito-prenotazioni lo hanno annullato per non si sa quali motivi. Cerca
allora in internet un telefono di quel sito (e naturalmente è come
cercare un ago in un pagliaio perché non vogliono permettere alla
gente di comunicare con loro) e finalmente lo troviamo e Paul chiama.
Dopo infinite ore di attesa Paul riesce a scoprire che quelli del sito
ammettono di aver fatto casino e che mi rifonderanno i soldi in 24 ore
oddio,
ci voleva anche questa!! Ma che succede?? Sto strisciando per terra dalla
desolazione
niente aereo, e chissà se riceverò indietro
i miei soldi
.(era il giorno che tra l'altro avevo pagato il tipografo
).
Se dovessi inventarmi tutto ciò che scrivo non eguaglierei in fantasia
ciò che mi sta succedendo
che tutto stia accadendo complicato
per permettermi di scrivere un rocambolesco diario? _ mi dico quasi stupefatta
Sono ormai le otto di sera, vorrei che i tipi del sito mi dessero un altro
biglietto con i soldi già pagati, dopo ore di operatore si viene
a sapere che non è possibile perché le pratiche di restituzione
erano già iniziate
.(forse?) Mi faccio convincere dai miei
amici a comprare un altro biglietto ( c'era lì anche nora che diceva
di non preoccuparsi, mi avrebbero restituito i soldi, ma io ero ko
non
riuscivo più a reggere l'ennesimo problema pratico e non ragionavo
più.. che devo fare? Annaspavo come una zombi
). Do i numeri
della carta e qui vengo a sapere che la mia carta di credito non funziona
più! Bloccata dalla banca. Oddio. Non ne so mezza di carte di credito.
La uso solo all'estero e per comprare nei siti. MI chiedono se ne ho un'altra.
Figuriamoci, è già tanto se ne ho una. Tutti devono andare.
Me ne torno a casa sola e vado a rifugiarmi col mio computer nell'internet
cafè a cercare di capire cosa è successo e se invece magari
l'aereo parte domattina senza di me e poi mi dicono che era valido ( le
mail erano anche contraddittorie
che casino!). MI chiama Nora invitandomi
a cena a Brooklin dal suo fidanzato, che poi mi avrebbero aiutato a risolvere
il problema. Prendo un taxi e vado a Brooklin (naturalmente nessun taxi
sa dove sia la via e mi tocca passare tutto il tragitto al cellulare tra
me Nora e il tassista per spiegargli la via ( ma perché i tassisti
non si prendono un navigatore? - mi sono detta l'anno scorso quando ho
scoperto che per andare a Brooklin bisogna dire l'itinerario al tassista
sennò non ti porta!...Non è questo il paese della tecnologia?
Mah, per certe cose non lo sembra proprio..)
Io ero di pessima compagnia, preoccupata per i soldi, per la banca, per
il biglietto, per un eventuale nuovo biglietto
Nora mi aiuta a telefonare
all'operatore del famigerato sito (
uno dei più usati qui
per comprare biglietti via internet) per capire come e quando mi rimborseranno
i soldi. Telefoniamo a uno strano numero ( dal mio cellulare) e veniamo
a scoprire che l'operatore parla dalle Filippine, e ci tiene incollati
al telefono per delle mezzeore filate per fare le verifiche necessarie
'Lo fanno apposta!! - Gridavo a Nora mentre era al telefono ad aspettare,
al colmo della rabbia - Guadagnano loro i soldi della telefonata! MI stanno
sbancando il telefono!! Ma cosa vuoi che faccia dice Nora, vogliamo i
soldi indietro no? Io mi sentivo come quei personaggi dei fumetti disegnati
con freccie di malumore nero che escono dalla testa tipo piccole tempeste
ero furente e nervosissima. Uffa strauffa. Dopo 2 ore almeno di telefonata,
e dico sul serio (ma come mai ho ancora credito sul telefono mi chiedo?)
l'unica cosa che riusciamo ad ottenere è una mail in cui si impegnano
a restituire la cifra entro 24 - 48 ore. Mah, speriamo. Esausti andiamo
tutti a dormire. Io torno a casa di Nora, lei rimane a Brooklin da Derek.
Ieri faccio tutte le telefonate alla banca ( ho imparato pure questo)
per la carta di credito e riesco a sbloccarla. Sono sempre più
giù. Sì devo proprio partire ( o no?), e mi convinco a credere
che i soldi mi verranno rimborsati e ieri sera vado da Kevin che mi aiuta
a prenotare un nuovo volo ( ero agitatissima). Fatto. Sembra che sia confermato
( fino a che non sono sull'aereo non ci credo più). Parto domattina.
Speriamo davvero. Ho tanto bisogno. Tanto sole. Tanto relax. Niente arte.
Forse scrivo, non so. Non resisto alla tentazione di lasciare a casa il
computer però. MI sento un po' drogata, ma non riesco a partire
senza
Sono certa che quando torno nella mela tra 9 giorni di nuovo forte e abbronzata
potrò riprendere in mano la situazione e avere una nuova energia
e freschezza per conoscere nuove persone e instaurare nuovi contatti.
Non so se anche il diario andrà in vacanza, vedremo.
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