4. In galleria a Chelsea

Sono sdraiata sul letto dell'appartamento di Soho. Sono stanca morta, sono 4 giorni che dormo pochissimo e sono sempre in galleria, mi sto occupando di tutto a 360° e si alternano momenti dove tutto ciò può essere anche piacevole, ed altri che mi sembra di scoppiare. Qui ne succedono di tutti i colori. Sto avendo una pazienza e una resistenza piuttosto anomale, da fachiro quasi a volte, mi dico.
E' da venerdì che ho le chiavi della galleria a Chelsea, 25th street. Strano entrare e uscire dall'edificio delle gallerie, a qualsiasi ora del giorno e della notte, come se fosse casa tua. Strano percorrere sempre la stessa strada, e fartela diventare familiare, come se fosse la tua quotidianità. Poi però ti rendi conto che sei a New York, che stai camminando per le strade di Chelsea, ed è come se fossi al tempo stesso in un posto familiare e in un posto estraneo. L'altra sera pensavo a questo mentre me ne tornavo da sola per le strade che ormai gli occhi riconoscono e vi si abituano. Sembra che ci sia un punto dove, come un confine, slitta il sentirsi a casa o il sentirsi turista in un luogo. E questo confine sembra che passi dentro agli occhi, quando a poco a poco si abituano ai contorni, alle strade, ai percorsi meccanici, e ti senti vivere la tua vita quotidiana, come a casa tua, come in qualsiasi luogo dove ti inoltri dentro il suo vissuto, dove ne palpi i perimetri e i percorsi.
A volte in questi giorni ho provato una sensazione surreale, la galleria è in piena confusione, c'è un casino pazzesco, è tutta buia, le pareti sono dipinte di nero dall'installazione precedente e vanno bene anche per la mia, ma ci sono solo due labili lucine, e cercare le cose diventa un incubo. Dovrei allestire la mia mostra e non so nemmeno dove cercare le cose. Voglio provare il proiettore, ma dov'è la prolunga? Dov'è il cavetto? Allora cerchiamo di staccare questi chiodi, ma la pinza, e il martello? Chiamo i galleristi. Ma come si dice in inglese? I galleristi sono ancora in Florida, torneranno settimana prossima, venerdì scorso smontiamo la mostra precedente e l'assistente mi dà le chiavi facendomi vedere come azionare l'antifurto. Poi mi dice che i prossimi giorni non ci sarà, perché lui fa l'attore (23 anni) e deve girare un film… la mostra si era deciso coi galleristi di inaugurarla il 16, ma di fare un preview per questo giovedì. E tutto deve essere pronto. Uno volta su dieci riesco a comunicare con i galleristi, le altre nove c'è la segreteria sul cellulare, e spariscono nel nulla. Paul, che è l'assistente, pure. Odio queste segreterie nei cellulari. Qui la usano tutti, e poi raramente richiamano. È più difficile comunicare qui a New York, con tutte le tecnologie a disposizione, che in un paesino dove vai a bussare alla porta. Mi sento goffa con l'inglese, perché vado benissimo nel parlato quotidiano, ma immaginatevi a gesticolare al telefono cercando di spiegare che mi serve il martello o il trapano o le viti e sentirsi rispondere descrizioni dettagliate di particolari tecnici a volte incomprensibili…
L'altro giorno è venuto ad aiutarmi mario, l'artista del Quebec. Fortuna che c'è stato lui in questi giorni. Io non ho la più pallida idea di come si usi un trapano, e ci sono delle mensole da togliere, e un sacco di cose da fare. E poi gli inviti, coordinarci per telefono con David, che risponde un giorno sì tutto pimpante ed eccitato per la mia mostra, e il giorno dopo mi si mette a piangere al telefono disperato e depresso. Allora devo mettermi io a fare gli inviti, e la grafica. Devono andare in stampa entro 'ieri' (stanotte dovrò mandare il file io comunque) e mi tocca fare pure questo, impaginare e decidere l'invito, telefonare alle stamperie di New York e capire dove andare a farlo stampare, perché la stamperia dei galleristi è a Philadelphia… mi sento sola, poi ogni tanto i galleristi mi invadono di diecimila telefonate ogni tre secondi, e mi sento più tranquilla. È tutto molto strano. La galleria è molto bella, la mostra può venire benissimo, ho un grande spazio a disposizione, ma sembra come se tutto sia appeso a un filo, se tutto dipenda da come starà David, se riuscirà ad occuparsi della galleria.. boh, è come se stesse accadendo di tutto ed io stia come sospesa in un altrove ad osservarmi mentre corro come una trottola per ogni dove (ieri vai al ristorante a prendere i due videoproiettori lasciati dall'artista precedente, poi vai a cercare il laboratorio per ingrandire le foto per la mostra, poi va a cercare lo stampatore, poi correggi la grafica, poi cerca il tecnico video, poi poi…)
Ieri ho speso 930 dollari per ingrandire 9 foto. Mi viene da sudare freddo quando spendo tanto, perché non si sa mai cosa ritorna, ma ho comunque deciso che dovevo andare da un ottimo stampatore, e alcuni artisti mi hanno consigliato il migliore, perché ho delle foto da tagliare in una maniera precisa e particolare. Entrare là dentro sembrava di entrare nello show-room di Armani…in realtà ero andata a informarmi anche da alcuni altri laboratori, ma non mi avevano dato fiducia. Mi guardavano inebetiti quando gli dicevo come volevo le foto (in realtà nulla di così difficile, ma devono essere tagliate in modo strano esattamente come i provini che gli allegavo), e così non mi sono fidata. Ok, andiamo dal gioielliere, mi sono detta, che comunque davvero mi ha dato affidabilità (e me le prepara in due giorni). Beh, domani vado a ritirarle, vediamo che lavoro ha fatto.
Poco fa Jeffrei mi ha chiamato, dicendo che ha chiamato un altro assistente ad aiutarmi per domani (finalmente!), perché Paul, l'attore, è sparito e non si riesce a chiamarlo (segreteria telefonica forever!). Beh, mi sento un po' meglio. Oggi c'è stato anche quel tesoro di Mitchel in galleria, il regista/tecnico video che mi fa le riprese e che mi ha dato una mano a montare la tecnologia dei videoproiettori e posizionarli sul soffitto ( ne abbiamo fatto uno). Oggi pensavo che agli scrittori la vita va più facile… quando si scrive si può scrivere ovunque, basta una penna e una carta, o un computer, e poi si corregge e si stampa. Fine. Però oggi quando sono cominciate ad apparire le proiezioni grandi dei miei video in galleria sotto sotto ero soddisfatta, dovrebbe venire una gran bella cosa.
La casa a Soho è un'altra avventura. Solo alcuni giorni fa ero contentissima della proposta che mi ha fatto Mario, di venire da lui, insieme all'altra artista, Nadine, a cui aveva promesso la casa. Bene, ottimo, Nadine l'avevo conosciuta anche lei al party del primo giorno, e poi l'avevo rivista all'inaugurazione della biennale del Whitney, e mi sembrava interessante condividere l'appartamento con lei, che diceva di lavorare anche con performance e video (era qui a NY per 6 mesi con una residenza, ora finita). Così trasloco domenica. Mario sarebbe partito martedì mattina per Cuba, intanto ci viviamo due giorni insieme molto teneri, e molto affiatati, anche se non abbiamo potuto goderli in santa pace, perché eravamo tutti e due pieni di cose da fare, ed è per questo che abbiamo dormito poco...
Ma la sorpresa arriva ieri sera. Anzi, si era prefigurata sabato sera. Mario è da me a montare in galleria, poi raggiungiamo Nadine a casa di un altro artista per un drink. E lei si mette ad aggredire tutti, e specialmente con me fa l'aggressiva con un tono da maestra saputella che-conosce-perfettamente-l'arte-a-new-york, che mi dice cosa devo o non devo fare con la mia mostra e i galleristi ( ma capitemi, un conto sono i consigli amichevoli, un conto è una che parla come una macchinetta e con astio su cose che non sa..). quando siamo usciti io e Mario ci siamo detti: ma come sarà la mia convivenza con lei? E lei ha ribadito più volte che "ho invitato un sacco di gente nella casa durante l'Armory, sai, pensavo di abitarci da sola".. E ho intuito che era infuriata che io venissi in quella casa, non più 'sua' e forse sotto sotto gelosa che io e mario avevamo legato benissimo e forse anche gelosa della mia mostra (..io non farei MAI una mostra se i galleristi non mi fanno trovare tutto pronto! - sentenziava - io sono l'artista!..). Vabbè, andiamo a dormire, e io mi dico: ho capito, anche con questa dovrò armarmi di santa pazienza per abitarci insieme. Ma il brutto arriva stamattina. Mario parte alle 8 di mattina, lei arriva alle 10, si insedia in casa e comincia a spostare tutto ( la sala era piena di installazioni in progress che Mario faceva con gli oggetti quotidiani e glieli ha tutti ammassati) e mi abbaia in faccia che Mario ha fatto un pasticcio, che la casa doveva essere sua per questo mese, che io tra un po' devo andarmene, che i giorni prossimi arrivano 4 ospiti e che devo dargli le chiavi, che io non c'entro niente col Canada e che non posso stare qui…se non sono scoppiata a urlare e a tirargli i capelli è perché ne ho già abbastanza dei problemi connessi alla mostra, ma mi ha aggredito verbalmente con un tal nervosismo che mi sono spaventata. Non mi è piaciuto il suo comportamento, a me non ha detto nulla in faccia (ma quella sera non mi ero sbagliata) e ha aspettato che partisse Mario per sbattermi la porta in faccia e fare la padrona. Sono uscita per andare in galleria sentendomi molto a disagio. Uffa, ancora una volta tutto cambia veloce come il sole, prima sembra che ho una casa a Soho per un mese, poi dopo tre giorni mi sento sbattuta fuori. Ma chi è lei per comandare qui? E' Mario che mi ha invitato, le ripetevo, ma nulla, non ci sentiva. Poi prima di uscire io ho fatto la gentile, tanto meglio evitare le bufere, visto la situazione in cui mi trovo, dicendo che troveremo un accordo. E sono uscita. Sono tornata poco fa, fortunatamente non c'è. Non so cosa mi aspetta domani. Voglio solo finire di allestire la mostra e fare la performance all'Armory (ci sono ancora mille cose che devo coordinare) e poi mi metto a pensare alla casa, ma per favore non prima!
E' tutto molto strano, i rapporti qui vanno e vengono veloci, tutto turbina, e invece io mi trovo ad avere una gran calma, anche se a volte passo dei momenti di sconforto (e allora mi sfogo con qualche telefonata o mail agli amici, ma poi dopo mi passa). Alcune volte mi sembra di essere in qualcosa più grande di me. Un vero e proprio film. Forse me lo aspettavo anche, e forse per questo ho passato a Milano tutto gennaio e metà febbraio, prima di partire, chiusa in una specie di eremo, a rinnovare le mie energie, a scandagliare il profondo, a rilassarmi, a giocherellare col mio inconscio e a scandagliare e ritrovare le mie motivazioni, dopo lo scorso anno passato a spostarmi per tre volte a New York e poi a Parigi e poi a Londra, facendo molti nuovi lavori e montando video come una pazza…sono arrivata a fine anno distrutta, e ho passato in letargo più di un mese, perché sapevo cosa mi aspettava nel turbinio di New York. E sento il beneficio di questo periodo di interiorità masticata in precedenza, perché qui se si perde la calma è un delirio. Chissà come sarà l'impatto con Nadine quando la ri-incontro..riuscirò a stare in questa casa o me ne trovo un'altra quanto prima? Ma riuscirò a reggere ancora per molto il rapporto con tutti 'sti pazzi? Mah, la storia continua, vediamo dove andrà.

p.s. spedisco questa mail stasera perché ieri non riuscivo a prendere la connessione. Ed oggi tutto è mutato: avevo tre assistenti in galleria, Jeffrei ieri sera ha chiamato Shannon, bravissimo, che lavorerà due giorni con me. Paul è miracolosamente riapparso alle 2 del pomeriggio dicendo che aveva finito di girare il film e pure Mitchel è passato. La cosa che mi piace è che paradossalmente sono tutti rilassati, e l'ambiente è scherzoso e simpatico.. E poi stasera arrivata a casa Nadine ha fatto la gentile…non so, non mi pronuncio, aspetto a cantare vittoria, perché ancora c'è molto da fare, in tutti i sensi, ma ho imparato a non aspettarmi niente, e a tirarmi su le maniche ogni giorno, e nonostante tutta la fatica, le cose da decidere e coordinare, e le relazioni umane, anch'io mi sento rilassata.
Ma oggi mi sono emozionata quando ho visto montato un altro mio video proprio sulla vetrina che dà sulla 25° strada e mi sto chiedendo cosa stia succedendo, è davvero reale tutto ciò o è solo un'altra parte del film?
Ma ora vado a letto, sono stanchissima, anche oggi tutto il giorno in galleria (e dal tipografo per gli inviti e dal gioielliere-stampatore per le foto - che devo ripassare domani perché devono variarmi alcune tonalità di luce).