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10. Ritorno a New
York
Tornata a New York
e ripresa la vita piacevole e faticosa della città. C'è
stato uno sbalzo termico, catapultata dal sole dei Carabi il giorno dopo
che sono arrivata a NewYork nevicava! Ora, con velocità supersonica,
si alternano giornate fredde ad altre più calde, sole e azzurro
a pioggia e grigio (quando qualcosa è stabile a NY?), però
tutte le piante sono fiorite, e la città sembra accogliermi con
più allegria e piacevolezza.
Il mio rientro è stato bello, era come tornare quasi a casa, con
Kevin che mi aspettava, e la sera fuori con Nora e fidanzato che mi aspettavano
pure loro. NY se si vive solo a zonzo e da turisti è molto ammiccante
e affascinante. Quando ci si lavora è una 'giungla' - questa è
la parola che quasi tutti i newyorkesi o gli stranieri che abitano qua,
usano di più. E la mia esperienza conferma i fatti. L'anno scorso
ero venuta a New York tre volte per circa 10 giorni a volta, e seppur
ero qui per fare mostre o performance, era sempre una breve immersione
in questo mondo ricchissimo e denso che è NY e, nonostante la stanchezza
e la fatica che avevo comunque provato, ne ero stata super affascinata.
Pure mi colpiva in positivo la concretezza delle persone, e la velocità,
e la gioviale allegria dei contatti e delle conoscenze. Poi quando ci
vivi più a lungo ti accorgi di quanto faticosa sia, di quanto veloce
sia tutto, di come sia dura, e di come devi essere concentrata a tremila
per starci dietro. Ti accorgi che i rapporti con le persone sono gioviali
e affabili ma rimangono spesso in superficie, causa questa densità
di cose che ciascuno ha e che costringe a tagliare e a scegliere costantemente
Non mi è mai capitato così tanto come a New York vedere
le persone apparire e scomparire, e forse la stessa cosa sto facendo anch'io,
con la differenza che coltivo più da vicino dei rapporti con una
serie di persone in modo piuttosto costante.
Ma la giungla la percepisci, ed io ci sono passata. E' come se ciascuno
qui è libero di fare ogni cosa e le possibilità sono infinite,
ma è una continua lotta contro tutti e tutto per poter restare
a galla e concretizzare le possibilità che ti sei scelto. E' una
città che ti aiuta ma anche ti può sommergere, ed è
impressionante quanto disagio e quanta desolazione a volte incontri nei
volti delle persone o nelle vite di chi "non ce l'ha fatta"
Intanto per me però sta cominciando una fase più serena
del mio vivere New York, più basata su contatti e sviluppi della
mostra, e in un certo senso più libera di prima.
Appena arrivata sono comunque andata in galleria tutti i giorni, ci sono
delle novità e sto dando istruzioni a Paul l'assistente su come
gestire le mail, il sito che stanno mettendo a posto e i miei lavori da
inserire, i contatti, il party di chiusura della mostra
Intanto le cose sono corse, come al solito, come un cavallo, mentre ero
via. Avevamo deciso con Lee, il curatore del progetto video di Scope e
della biennale di Liverpool (dove è inserito anche un mio video),
di fare un evento insieme per la chiusura della mia mostra con un suo
progetto nella videobox della galleria. Ora che ritorno alcuni artisti
insieme con Lee stanno organizzando una prossima collettiva in galleria,
e i video curati da Lee (compreso i miei) nella vetrina sulla strada di
Chelsea (dove avevano rubato il videoproiettore) chiamata Weisspollack
videobox.
Qualcuno di loro si è inventato e ha costruito una scatola nascosta
e chiusa col lucchetto in cui mettere di nuovo il videoproiettore e proiettare
i video nel videobox sulla strada. Così sono tornata che i miei
video erano in mostra anche nel videobox, tutto sistemato e funzionante!
Poi per la prossima mostra ci saranno nella vetrina i video curati da
Lee, compreso il mio. Mi sembra che la mia mostra ha rinvigorito le energie
della galleria e degli altri artisti, che ora cavalcano l'onda e sono
super motivati. Questo va bene anche per me. I galleristi invece sono
sempre assenti, Jef in giro per l'America con l'altro suo lavoro, David
ancora in ospedale e alle prese coi suoi problemi psico-fisici.
Domani facciamo il 'finissage' della mia mostra, un altro evento come
l'inaugurazione, con drink e party. Sono curiosa di vedere come viene!
Art net, una importante rivista d'arte, ha inserito una foto della mia
performance all'Armory. vi mando il link:
http://www.artnet.com/magazineus/reviews/robinson/robinson3-20-06_detail.asp?picnum=15
In effetti sono consapevole che, data la situazione particolare della
galleria con i galleristi non presenti per i vari motivi che conoscete,
la mia mostra è per ora importante come contatti, come vetrina
per farmi conoscere e come futuri sviluppi. Purtroppo non mi posso aspettare
delle vendite immediate, perché nessuno ha potuto seguire quell'aspetto
(peccato perché avrei bisogno di un po' di dinero
spero arrivi
qualche notizia concreta dall'italia o da Parigi
). Molto interessante
è il contatto e il lavoro che sta nascendo con Mark, un docente
scrittore e critico dell'università di San Francisco in California.
Stiamo scrivendoci molte mail e mi ha fatto l'altro giorno più
di due ore di intervista al telefono con skype. Una volta che il progetto
di collaborazione sarà finito (la sua idea è che io interagisca
sul suo scritto che parla del mio lavoro, e questo mi sembra stimolante
pure, anche se impegnativo) pubblicherà il lavoro su varie riviste.
Mi ha fatto piacere quello che mi ha scritto quando gli ho chiesto perché
ha scelto me come artista con cui lavorare. Ed ecco cosa ha risposto:
hi liuba,
i chose you because of the way you make a world of signs reflect on
itself, and shift how it must be interpreted, seen. you change it.
and i'm very interested in the "performative" aspect of language,
theory, aesthetics.
other people have made work that comments on the
sociopolitical aspects of the art market, the art world, of course.
but you do so in a way that is new, the way that you draw attention
to yourself in order to draw attention to the others and other
things. you bring out the human element in a way this is powerful,
humane, critical, funny, serious. i like the complex simplicity, or
the simple complexity of your image acts/performance events. i love
their humor. the art world needs that. without being shallow. i only
write about things i feel i have something to contribute to,
something to say about. i write about things in order to understand
them. and i want to understand your work better.
Ieri sono andata all'ufficio
postale a spedire un dvd con i demo dei miei video a Mark e a una giornalista
francese che mi ha contattato tramite la galleria di Parigi. L'atto di
andare a spedire qualcosa in posta mi ha fatto sentire davvero a casa,
una quotidianità che si attua in diverse parti del mondo. E mi
stupisco di come sia simile il mio atto di lavorare qui o a Milano od
ovunque (e questa sensazione mi piace): mail e contatti al computer, elaborazione
idee, montaggio dei video, materiali da masterizzare e spedire, ufficio
postale, laboratori fotografici
Mi piace questa sensazione di essere
a casa ovunque, tutto è simile, e tutto è diverso al tempo
stesso. Bello.
Per finire con le piacevoli novità artistiche, ricevo ieri notizia
dal mio gallerista francese che a settembre aprirà la nuova galleria
nella zona del Marais a Parigi (il quartiere delle gallerie) e che farà
una grossa mostra di apertura con anche il mio video 'Les Amantes' , tratto
dalla performance, appunto, fatta a Parigi.
Martdì sono andata a prendere Mario che arrivava da Montreal col
treno alla Penn Station. Treno con un'ora di ritrardo (
anche qua!),
e mi metto a girovagare nei dintorni della stazione, dove c'è un
gran bordello perché al Madison Square Garden arrivano fiumane
di gente per un incontro di box. Mi accorgo di come la mia vita newyorkese
sia per lo più downtown Manhattan, tra Chelsea (la galleria), West
Village (dove sto ora, ancora da Kevin) e Soho (dove sta Mario), zone
più vecchie, più locali e meno 'grattacielose', ma ogni
tanto è piacevole girare anche nella confusione di Midtown e di
altri quartieri più caotici.
Con Mario ci stimo facendo una bella compagnia, tutti e due siamo stranieri
qui ma un po' fissi, tutti e due artisti, tutti e due con ritmi liberi.
Mi diverto molto con lui, e queste ultime sere siamo usciti alla scoperta
di un po' di locali, siamo capitati al CBGB (sembra un locale culto per
bande di musica emergente) dove c'era un concerto di ragazze giapponesi
punk, piuttosto buffo, e poi in un pazzo pub nell'East Village chiamato
Coyote Ugly, la quintessenza del pub americano, tutto gestito da donne
che servivano la birra e poi ballavano sul bancone
Un po' di vita
notturna newyorkese ci voleva, dopo più di un mese qui dove non
ho fatto altro che preparare la mostra e annessi e connessi! Oggi siamo
stati a Battery Park, era una calda giornata di primavera, tutto fiorito,
e la vista dell'acqua e del panorama mi ha rinvigorito
Ieri c'è stato il finissage party, molto bene e divertente, ho
bevuto un casino di vino, e poi siamo andati a cena in un ristorante di
Zanzibar
(vi mando alcune foto). Hale è riscomparso di nuovo,
nemmeno è venuto a vedere la mia mostra - cosa che mi offende molto
- e fortunatamente c'è Mario, con cui mi diverto e condivido molte
cose, con allegria, complicità e dolcezza, in queste pagine newyorkesi
ora più quotidiane, e tranquille, e normali (ma fino a quando durerà?).
A proposito, ho seguito on line le elezioni italiane e gli annessi e connessi,
se volete sbirciare cosa dice il newyork times vi do i link (qui è
tutto un link e mi sto abituando anch'io
anche quando ho chiesto
a kevin dove era il supermercato più vicino a casa sua mi ha mandato
una mail col link: la piantina della sua zona e l'elenco dei negozi!!):
http://www.nytimes.com/2006/04/11/world/11cnd-italy.htm
http://www.nytimes.com/2006/04/13/world/europe/13italy.html
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