1. In aeroporto.


Il viaggio ha un fascino sottile e discreto. È il fascino del nuovo, del futuro, dell'ignoto e della scoperta, ma è anche il fascino della malinconia del lasciare, del passato che cambia, dell'eterno divenire..
Accadono cose impercettibili dentro la partenza, i preparativi, le nuove cose e le nuove facce davanti agli occhi.
Fino a stamattina ero solo vuota, la mia mente come un computer negli ultimi giorni si apriva solo per i dati e le informazioni relative alla partenza: finire quello, non dimenticare quest'altro, telefonare a tizio, ah, la mail a caio, chissà se ho preso tutto..ma mi servirà questo o quello…
nessun sentimento per la partenza, solo una mente di dati impegnata nell'efficienza di risolvere tutto.
E' quando si sale sull'aereo, che per la prima volta ti accorgi di essere leggero. I dati nella testa si azzerano. Ormai non servono più i dati, le memorie e le informazioni. Ciò che è fatto è fato.
Rimangono le persone, gli affetti, che non hanno spazio, che non hanno tempo, e rimangono sempre con te.
In volo ti accorgi che la tua mente si azzera, poi si rilassa, poi piano piano cambia. Ti accorgi che vede, che vede il diverso, e lentamente ritrovi una parte nascosta che non ha identità, proprio per questo forse la parte più vera. Sospeso tra gli spazi, senza un ruolo in nessun luogo. Puro volare. E puro piacere. E puro essere. Nessun impegno, nessun desiderio, nessuna frustrazione. Solo che l'aereo non cada.
E in quel momento ti senti felice di essere stata coraggiosa e di aver deciso.

Sei partita.