LES AMANTES
2005-2006
IL DITO E LA LUNA # 1

performance: Opening Biennale di Venezia 2007

 
Questo progetto è un lavoro su religione e tolleranza.
Riflettere sulla religione vuol dire riflettere sul bisogno di infinito che attraversa l'uomo in tutta la storia e in ogni latitudine, ma significa anche riflettere sulle forme storiche dei rituali che le diverse religioni usano per cercare questo infinito, e significa anche scontrarsi con la chiusura, l'errore, il fanatismo.

Meditare sulla religione per me vuol dire estasiarmi e meravigliarmi del rapporto con l'Immenso e al tempo stesso arrabbiarmi con la vuotezza di certe ritualità che a volte precludono questo stesso Immenso che vorrebbero contenere, scambiando il contenitore per il contenuto, il rito per Dio.

La riflessione sulla religione porta, come un pendolo che oscilla, il problema della Tolleranza e dell'Intolleranza (intese come accettazione/non accettazione dell'altro da me) toccandone gli estremi.
Da un lato, in quanto sintonia col divino, la religiosità è tolleranza per antonomasia, lo spirito religioso è amore incondizionato per l'altro da me e per un tutto di cui anch'io faccio parte.
Dall'altra parte un certo tipo di religiosità è il culmine dell'intolleranza, poiché pretende di essere l'unica chiave giusta di accesso alla salvezza, non accetta la diversità e si arrocca in una pericolosa solitudine di superbia, arrivando ad eliminare il diverso in quanto 'eretico' e deviante.

Il mio lavoro si situa sul crinale del pendolo: riflette sul bisogno di Infinito dell'uomo e sulla tolleranza per ogni forma di creazione, ma anche riflette sull'ipocrisia dell'intolleranza e sul pericolo dell'assolutismo.


"Tutte le religioni sono delle dita che indicano la luna.
L'importante però è non fermarsi a guardare il dito"


LES AMANTES

Questo progetto presentato come performance a Parigi nel settembre 2005 e realizzato come lavoro video nel 2006, propone una riflessione sull'ambiguità della differenza tra " spazio pubblico " e " spazio privato ", ma anche sulle dinamiche del rapporto con l'altro, fatto d'unione ma spesso anche di mistero, d'incognita e di sorpresa. E' pure una riflessione sulla cecità dell'amore e il potere dei sensi.

La performance comincia 'a sorpresa' durante l'inaugurazione della mostra, senza essere annunciata, giustapponendo l'azione artistica alla vita quotidiana e confondendosi con quest'ultima : non c'è nessuna differenza tra il pubblico e la coppia dei performers.A un certo punto la coppia di amanti comincia a flirtrare con la decenza. Le attitudini amorose comunemente ammesse in uno spazio pubblico lasciano il posto a degli scambi affettivi che normalmente hanno luogo in privato.

Quando il dubbio tra realtà e peformance sparisce e l'azione di Liuba e del suo partner diventa evidente, ma ambigua e imbarazzante per i visitatori, la coppia si nasconde reciprocamente la testa con un cappuccio.

A questo punto i due performers costruiscono il loro " spazio privato ". Con la protezione di questa intimità, fatta di non vedere, la coppia si spoglia, e completamente nudi si lanciano in una danza erotica che li spinge l'uno verso l'altra.

I due corpi sono nudi, quello della donna è bianco, quello dell'uomo nero, ma le loro teste sono coperte da dei cappucci, rispettivamente nero e bianco.Tolleranza, yin e yang, luce e ombra, rapporti tra i sessi, le razze, le diversità, omaggio a Magritte sono alcune delle riflessioni evocate da questa performance.
I corpi nudi che si abbracciano, con le teste coperte, aprono a molteplici interpretazioni e suggestioni sulla natura dell'amore e delle relazioni umane.
I corpi si incontrano, ma i volti non si guardano, i corpi si toccano, ma i volti non si conoscono, l'unione può divenire totale, ma una parte resta nascosta, richiamando il mistero dell'incontro. Ma al tempo stesso viene posta una domanda: dove termina la 'decenza' ? Si può arrivare in pubblico all'atto sessuale ?

La performance termina 'a ritroso' con il rivestimento reciproco della coppia : i due performers si rivestono lentamente, si levano i cappucci, e si mescolano di nuovo nella folla del vernissage, come una coppia anonima.

L'azione è diventata un lavoro video, che conserva e sottolinea le dinamiche e i riferimenti sottesi alla performance, ma che colloca nell'opera anche il contesto e gli spettatori con le loro reazioni.


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